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Come rifare un modellino che ha avvicinato tanti ragazzini all’aeromodellismo

“Da piccolo ci giocavo, ora ci gioco ancora, ma radiocomandato”

Il mio amico Piero Fabbri mi ha passato una serie di notizie sullo Sleek Street, il modellino ad elastico che ha affascinato tanti ragazzini negli anni passati…ma molto….passati, si parla del 1970 in poi.

Prodotto in USA ha invaso il mondo per la sua semplicità di assemblaggio e il bassissimo costo di acquisto.

Piero la ha realizzato RC e qui trovate una serie di foto.

Ma la cosa interessante è che, visto che i kit sono introvabili e i pochi esistenti venduti a peso d’oro, Piero ha trovato il modo di rifarli, dopo aver reperito i disegni originali dello Sleek Street.

Al costo di pochi euro ed ecco la possibilità di avere tutti gli Sleek Street che volete.

Piero poi ha scritto la sua storia orginale….gli Sleek Street lo hanno avvicinato all’aeromodellismo e al volo: oggi è addirittura istruttore di volo.

Buona lettura della storia dello Sleek Street


di Piero Fabbri

Da piccolo ci giocavo, ora ci gioco ancora, ma radiocomandato

La signora Gozzoli aveva una gran pazienza… Decine di volte il mio Sleek Streek finiva sul suo terrazzo.
Io lo lanciavo da terra, solo per godermi quel decollo poderoso: l’elastico in tensione, l’elica quadrata di plastica, e via! Partiva come un razzo, ma la coppia di reazione lo faceva virare inesorabilmente a sinistra, dietro lo spigolo di casa, e puntualmente atterrava — anzi, si schiantava — sul terrazzo della signora Gozzoli. Sempre. Senza eccezioni.


Per me, però, una volta superata la curva, il modello spariva alla vista e s’immaginava diretto verso l’infinito… finché, la sera, mia madre me ne restituiva i pezzi: un po’ malconci, sì, ma perfettamente riutilizzabili per un nuovo volo intercontinentale.
Lo Sleek Streek tornava a casa… via condominio. Proprio come i palloni dei garage, quelli che finivano nei cortili alle due del pomeriggio, accompagnati dalle lamentele di tutto il quartiere.

Personalmente, devo tutto a quei modellini venduti in busta, simili ai grissini: semplici, economici, magici.
Mio padre lavorava in centro a Bologna e, a seconda del tragitto di ritorno, passava da Rossi o da Benetti — il grande ragionier Giulio — e ne approfittava per comprarmi uno Sleek Streek.
Il resto è storia. Se oggi sono aeromodellista, pilota e istruttore di volo a vela, lo devo anche a quei piccoli modelli che mi hanno fatto sognare il volo… quello vero.

Passano almeno cinquant’anni.


Dapprima il volo vincolato, poi il radiocomando degli anni Settanta — con radio e servi da due etti e mezzo, motori sotto il 3,5 cc limitati quasi esclusivamente ai motoveleggiatori in pinna, dove Cox e Cipolla la facevano da padroni.
E poi arriviamo a oggi: radiocomandi e modelli di peso pressoché inesistente, tanto leggeri da meritarsi l’appellativo di “Vapor”.

Ed ecco che, un giorno, leggendo un articolo (“maracano”, come si dice da noi)

https://www.nosf.ca/docs/heykid2.pdf


mi balena in testa un’idea folle:
Uno Sleek Streek radiocomandato!
Ma dove? Come? E soprattutto: dove trovarne uno?

Comincio a cercare — eBay mi riserva qualche sorpresa: cifre da capogiro. Un venditore chiede addirittura 1.100 dollari per un kit originale (un folle, in realtà se ne trovano a 60… che però restano comunque tanti).
Allora decido: me lo costruisco da solo.
Balsa da 0,8 mm, listello di fusoliera da 12 × 3 mm… ma il disegno?
A soccorrermi, come sempre, arriva Internet.

Nella sezione “Immagini” di questo sito:


http://www.model-plans.co.uk/north%20pacific.htm


scopro una livrea originale dello Sleek Streek.
Scarico l’immagine, la ridimensiono all’apertura alare corretta di 35 cm, la stampo a specchio su carta transfer per tessuti (quella usata per loghi e scritte sulle T-shirt), seguendo scrupolosamente le istruzioni del produttore.
Ecco un esempio affidabile:


Carta Transfer per stampanti a getto d’inchiostro (Amazon)

Su una tavoletta di balsa da 0,8 mm, trattata con un velo di vecchio Tendicarta ben diluito, stiro la pellicola transfer…
Primo colpo, perfetto!
Uno Sleek Streek interamente stampato su balsa, con colori vividi — forse addirittura più brillanti dell’originale, ormai sbiadito dal tempo.

Piero Fabbri

Aeromodellista di Bologna
Istruttore di volo a vela
Collaudatore